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giovedì 25 luglio 2013

UN GIORNO DOPO AVER A LUNGO PREGATO


Gesù dai suoi discepoli era appena tornato,
quando uno di quelli gli chiese di insegnare,
come altri maestri, il modo di pregare.
Allora subito suggerì la più bella invocazione
da rivolgere al Padre in ogni occasione,
dicendo: <<Padre, il tuo nome sia santificato
e il Regno da te voluto, sia presto realizzato;
donaci ogni giorno il pane di cui abbisogniamo
e perdonaci le colpe, chè anche noi perdoniamo;
non lasciarci cadere nella facile tentazione,
ma liberaci dal male e da ogni disperazione>>.
E per raccomandare tanta perseveranza,
persino al di là di ogni buona creanza,
raccontò di un amico andato a scomodare,
di notte, il vicino, per poter domandare
qualche pane da offrire ad un ospite arrivato,
non avendo lui in casa niente di preparato.
Quell'uomo non voleva rompere il riposo,
alzarsi e accontentare quell'amico noioso,
ma più dell'amicizia potè l'insistenza,
a farlo convinto e vincere ogni resistenza.
Così anche voi chiedete e vi sarà dato,
cercate ogni giorno finchè avrete trovato,
bussate e vi sarà aperto prontamente,
perchè chi cerca, trova sicuramente.
Quale padre, se il figlio chiede un pane,
donerà una pietra o altre cose malsane?
E se l'uomo cattivo dà cose buone ai figli,
tanto più lo fa Dio e ciò non meravigli.
Il Padre celeste darà subito lo Spirito Santo
a chi lo domanda, per averlo sempre accanto.
( Parrocchia di Venera)

LE DIECI "ENCICLICHE" DI PAPA FRANCESCO

è il libro nel quale, John L. Allen, jr elenca i dieci gesti del nuovo pontefice 
che hanno colpito il mondo.





Ancor prima dell'enciclica di si puo dire che Papa Francesco abbia già segnato il suo pontificato con gli atteggiamenti che ha assunto e i gesti,si sa, sono più eloquenti, comprensibili e coerenti  dei ragionamenti contenuti in un'enciclica vera e propria.

POVERTÀ. Il primo aspetto è il desiderio del papa che la Chiesa sia “povera, e per i poveri”. L'idea guida è che Cristo è venuto per offrire amore e salvezza a tutti, ma in particolare agli “ultimi”, a livello economico ma anche sociale, gli emarginati visti dagli altri “con le lenti del pregiudizio e della paura”. Allo stesso modo, papa Francesco “sembra intenzionato a fare piazza pulita di tutti gli oggetti e gli usi legati al papato che sanno di ricchezza e privilegio”, perché il vescovo di Roma sia “un testimone credibile” del messaggio di povertà che lancia.

UMILTÀ. La sensibilità di Francesco ricorda da vicino quella di Paolo I, tanto che nella sua prima settimana da papa è sembrato a molti “una versione argentina di Albino Luciani”, nel modo di assumere lo stesso “tono dimesso” e desacralizzare “la figura del pontefice”.Sa che la Chiesa è chiamata a predicare al mondo intero l’amore, l’attenzione per i poveri e la passione per la giustizia, e quindi i suoi capi devono mostrare con il loro stile di vita di aver fatto davvero propri questi valori, a cominciare naturalmente dal leader più visibile, il papa

VICINANZA ALLA GENTE. Il nuovo papa vuole stare vicino alla gente. Per questo, non si sottrae al contatto personale, anche se ciò ha creato qualche problema alla security del Vaticano.

PERDONO. Il pontefice ha lanciato da subito l'invito a non dimenticare che “Dio non si stanca mai di perdonarci”, siamo noi che ci dimentichiamo spesso e volentieri che Dio è pronto a perdonarci sempre ...basta chiederglielo col cuore!!!!!


IL NOME FRANCESCO. Il nome è già tutto un programma di azione, una compiuta visione della realtà della Chiesa, con una sola parola.. Quando si pensa alla Chiesa, ai cattolici vengono in mente due volti diversi della stessa realtà: quello dell’istituzione, che ha a che fare con risorse e strutture, regolamenti e una catena gerarchica di comando, e quello spirituale, delle piccole comunità in cui si cerca vivere in concordia e amore fraterno. Prendendo il nome di Francesco, “Jorge Mario Bergoglio ha detto in sostanza che il 'secondo volto' della Chiesa deve prevalere sul primo. 

UNA FEDE PROPOSTA. Il papa parla nei suoi gesti “una fede da proporre, non da imporre”. Incontrando i giornalisti il 16 marzo,il papa ha impartito la benedizione in silenzio, sapendo che alcuni non erano cattolici e altri non erano credenti, per rispettare “la coscienza di ciascuno”. Per l'autore del libro, queste parole contengono “una strategia missionaria in miniatura”.

CHIESA NON COME ONG. Il papa argentino ha poi specificato che la Chiesa non è un'organizzazione umanitaria. “Se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale ma non la Chiesa, Sposa del Signore”. Bergoglio è quindi convinto che la Chiesa e il papato siano da vedere “in termini non esclusivamente umani, come una grande multinazionale religiosa, ma anche e soprattutto come protagonisti della lotta eterna fra il bene e il male”.

PESSIMISMO. Nell’omelia della messa per l’inizio del ministero petrino, il papa ha affermato che accogliere il messaggio cristiano è un modo per vedere la luce della speranza “davanti a tanti tratti di cielo grigio”.

UMORISMO. La speranza si lega alla capacità di saper sorridere, e il senso dell'umorismo è un tratto tipico del nuovo pontefice. Il papa sa parlare di Cristo al mondo intero, e sa che farlo con un sorriso gli può garantire “migliore accoglienza e ascolto”.Basta ,finalmente, con i musi lunghi e da cimitero quando si entra in chiesa,Gesù è risorto, è vivo...possibile che ci son voluti 2000 anni per capirlo?

UNITÀ.L'unità ha un nome e un volto che non annulla le differenze  Papa Francesco, “non sarà mai favorevole a quella falsa uniformità che annebbia artificiosamente le differenze”; “sa che le tensioni devono essere affrontate con coraggio e sincerità, non soppresse o ignorate nella vana speranza che prima o poi si annullino”. Proprio perché apprezza le diversità nella Chiesa, tuttavia, sa anche quanto sia importante cercare sempre l’unità e perché senza un impegno costante in questo senso le tensioni “possono paralizzare invece di arricchire”.
La diversità non è sinonimo di uguaglianza, ma l'uguaglianza dà diritto alla diversità.

domenica 14 luglio 2013

CHI E' IL MIO PROSSIMO?

Non c'è nulla di più bello che lasciarsi baciare dal tepore del sole e dalla lieve brezza marina di questo pomeriggio di luglio in riva al mare,ringrazio Dio per questo dono,per aver creato anche quest'angolo di Paradiso.Sembra che il mondo si sia fermato, tutti i pensieri lasciano sgombra la mente, ho il tempo di osservare.Molte persone affollano la spiaggia, ognuna con i suoi piccoli problemi da risolvere, persone come me, apparentemente spensierati ma che non si danno per vinti, vivono attaccate alla vita, come un marinaio alla sua barca quando sembra che stia per affondare. Ognuno ha una piccola storia da raccontare, qualcosa che segna o sta segnando la propria vita, ognuno ha un dramma più o meno grave che  traspare dai loro volti solo se riesco a relazionarmi con loro.

Ci sono Marietta e Anna, due sorelle divenute affettuosamente le "nonnine" del villaggio, vedove e con i figli lontani,si aiutano tra di loro e trovano aiuto tra gli animatori del villaggio.Hanno voglia di raccontare e raccontarsi e solo allora esce fuori la loro solitudine. Questa settimana al mare saranno in compagnia ,ci sarà qualcuno sempre pronto ad ascoltarle e si sentiranno meno sole.....ma per il resto dell'anno, mi chiedo, come faranno? Confido nell'umanità delle persone che troveranno nel loro cammino.

Ci sono i soliti "vu cumpra" ormai multietnici,bengalesi indiani nepalesi e tanti, troppi rumeni, si fermano a parlare e riusciamo a capirci nonostante parliamo lingue diverse. Quando c'è la voglia di ascoltare non esistono barriere che reggono e, le loro parole lasciano intravedere la nostalgia. Hanno lasciato la loro patria e le loro famiglie per la fame, la guerra e la cattiveria degli uomini,cercano soldi ma soprattutto sono in cerca di amore e rispetto.Sono sempre  educati e non avari di un sorriso. Gli regalo i miei biscotti, compro l'ennesima fascia dei capelli e gli dedico un po del mio tempo, mi lasciano con un saluto tipo "pace a te" .La Pace sia con te -gli dico- e auguri
Sorridono e vanno via .....quella lacrima che brillava nei loro occhi però non mi lascia e mi fa male.

C'è Antonella e Giuseppe una coppia con due coppie di gemelli a carico...due gemelli son troppi, quattro sono uno "scherzo della natura"... e poi si dice che in Italia ci sono poche nascite!!!!Quattro marmocchi in tre anni, con un'età che sommata non arriva a cinque.Una coppia invidiabile, si aiutano sempre con un sorriso, hanno la pazienza di Giobbe,sono nel villaggio  da soli, ma i ragazzi dell'animazione sono sempre pronti a giocare con i più grandicelli.Giuseppe ha perso il lavoro quest'anno, non hanno voluto rinunciare ad una settimana di vacanza mettendo mano ai loro risparmi...la speranza per il futuro e la voglia di vivere oggi non l'hanno persa. 

E per finire c'è  Mattia, un ragazzotto robusto di 18 anni, tetraplegico, sembra un vegetale,non parla non cammina,non sorride,la sua mente sembra essere proiettata verso un mondo che noi "normali" (cos'è la normalità?) non possiamo comprendere...solo  i suoi occhi sanno raccontare la libertà che non riesce a far esplodere dal suo corpo rigido, come una corazza ,e il quasi odio per la sua carrozzina.Quando è in acqua però cambia totalmente sorride, si agita muovendo le braccia e le gambe  lancia pure dei vocalizzi che profumano di gioia,assapora un po quella libertà che non può avere...io ho tutto,gambe, braccia occhi per vedere ma spesso lo dimentico, o meglio lo do per scontato,mi è dovuto!!!!I genitori, due tipetti piccoli e esili,  ogni mattina con una forza al di sopra di ogni aspettativa, riescono a strapparlo dalla prigione del suo corpo e di quelle odiose quattro ruote mettendolo delicatamente in acqua circondato da una grande ciambella.La sua gioia  ripaga tutta la fatica che i genitori impiegano nell'accudirlo.

Chi è il mio prossimo ?  Sono tutte le persone che incontro nel mio cammino sono tutti quelli che hanno bisogno di aiuto e quelle che danno aiuto,sono quelle persone che  non si ritengono sapienti ma hanno la Sapienza che proviene dal Cielo.Sono tutte quelle persone che Dio mi ha messo dinanzi per guarire dalla mia superbia dalla mia arroganza dalla mia indifferenza .
Sono i più piccoli alla luce degli uomini ma grandi dinanzi a Dio  che m'insegnano l'umiltà e  l'amore    

sabato 6 luglio 2013

BUONE VACANZE!!!

PICCOLO MANUALE DI ISTRUZIONE PER CHI VUOLE ANNUNCIARE IL VANGELO ...
....anche in vacanza.

Per prima cosa, ci sono alcune indicazioni sul bagaglio da portare... anzi, da non portare! Perché il Signore Gesù invita a viaggiare molto molto leggeri: dice di non portare né borsa, né bisaccia, né sandali di ricambio o tuniche di scorta...
Non è che voglia farli viaggiare senza il peso della valigia: questo è un invito preciso, che si può leggere in due modi.
Sicuramente come indicazione concreta: - Amici miei, questa è una missione da vivere nella semplicità e nella povertà, fidandosi della Provvidenza e non delle vostre sicurezze materiali! -
Però si possono leggere le parole del giovane Rabbi, anche come un'indicazione spirituale: -
State andando a portare l'annuncio della più bella tra tutte le notizie: la verità stupenda dell'amore di Dio! Perciò, non concentratevi sulle vostre capacità (bisaccia, sandali...), ma fidatevi della forza dello Spirito. Non sono l'organizzazione perfetta, lo slogan più affascinante, la vostra bravura nel parlare, a toccare i cuori delle persone, ma è la carezza di Dio che passa attraverso di voi! Quindi, partite leggeri, portando soprattutto la vostra fede e lo slancio di chi si sente amato. -
Ora, capiamoci bene: se in questi giorni state preparando i bagagli per le vacanze, non dimenticate di mettere in valigia la felicità di essere amici di Gesù...è quello che conta di più .
"In qualunque casa entriate, dite prima: Pace a questa casa!" 
Che bel saluto, non vi pare? Ancora più bello di "ciao" o "buongiorno": l'augurio della pace per tutti coloro che abitano nella casa dove si entra. Significa che chi sta giungendo, arriva con il cuore pieno di bontà, significa che a tutti si augura serenità e gioia.
 L'augurio di pace va offerto comunque, indipendente dall'accoglienza che riceveranno.
 "se vi ricevono, mangiate ciò che vi sarà messo davanti." 
niente lamentele in queste vacanze, anche se magari saremo lontani da casa e non tutto sarà di nostro gradimento. Invece di fare storie, perché ci sono sapori diversi dai soliti, abitudini diverse dalle nostre, proviamo a cercare il bello e il buono in ciò che ci viene offerto di vivere!
C'è ancora un altro suggerimento che mi sembra importante non tralasciare:"Guarite i malati che ci saranno e dite loro: Il regno di Dio si è avvicinato a voi."
Ai discepoli che sta inviando, il Rabbi consegna anche il potere di guarire le malattie con la forza dello Spirito, come segno che il loro annuncio è sincero e viene da Dio.
Noi non abbiamo questo potere, ma tutti possiamo fare compagnia a chi è più solo, a chi viene isolato perché magari è più timido, meno capace nelle gare, più timoroso a prendere la parola, più impacciato nei giochi di abilità... Abbiamo tutti il potere di sorridere, di salutare, di stare accanto, di aiutare, di compiere piccoli gesti di servizio... Anche tra noi, in famiglia!
L'evangelista Luca racconta che, dopo la loro missione, i settanta discepoli tornano pieni di gioia, felicissimi per quanto hanno vissuto, con tanta voglia di raccontare tutto quello che è capitato: gli incontri, i segni, la predicazione, i miracoli...
L'augurio che ci facciamo è di vivere al meglio queste settimane estive, sapendo che ogni luogo è adatto per vivere secondo il Vangelo, per testimoniare la nostra amicizia con Gesù, non importa se siamo in spiaggia, in un villaggio di montagna, in un'isola esotica o in una città d'arte...
Sempre e ovunque possiamo iniziare e concludere la nostra giornata immersi nell'amore del Padre Buono, per ritrovarci al rientro dalle vacanze, più ricchi nel cuore, più sereni e felici. Buona estate!

Daniela De Simeis

sabato 29 giugno 2013

PER I TUOI VENTI ANNI DI SACERDOZIO




Dopo 20 anni di sacerdozio sei felice ?
ci siamo chiesti parlando tra di noi.
Ripensiamo a quando delicatamente le tue mani spezzano il pane e si fanno pane, quando tue parole con ardore raccontano il Vangelo, al calore del tuo cuore che ama, benedice, perdona e incoraggia ogni qualvolta che ci affidiamo a te e quindi a Lui.
Abbiamo ripensato alla gioia che trapela dai tuoi occhi quando racconti delle tue esperienze giovanili, della tua certezza d'essere stato amato da Dio ancor prima di venire al mondo Che hai provato  quando hai sentito il fuoco della chiamata?...raccontacelo ancora.
Ripensiamo a quando ti senti piccolo e umile strumento nelle mani di Dio, la tua forza sta proprio nella tua fragilità che ti rende simile a noi, chiamato a percorrere, proprio come tutti noi, la scalata verso Dio-amore infinito. Non vogliamo un sacerdote perfetto, ma un amico sincero...ricordalo sempre.
Ti vediamo quando stai con i bambini. Sembra che tu dica “ lasciate che i bambini vengano a me” e i bambini ti seguono perché diventi uno di loro, non si capisce più chi è il più piccolo tra di voi.. 
Ripensiamo alla tua voglia di dare tanto per noi e per la comunità e ci chiedi tanto.....non ci sei molto simpatico in quei momenti ma riusciamo a capirti e tu capisci noi, le nostre difficoltà , i nostri limiti e il nostro essere tentati da erbette più verdi e più facili da afferrare. Perdonaci se non siamo proprio all'altezza delle tue aspettative se qualche volta o spesso non ci siamo,se non ti seguiamo e se continueremo ad esserci troppo poco.
Pensiamo alla fatica di essere sacerdote oggi...testimoniare Dio in un mondo che rifiuta Dio e mantenersi saldo aggrappato al Vangelo.. non dev'essere per nulla facile. Grazie per esserci e per essere così come sei forte in un mondo di lupi e mite come un agnello.Altro che Santi !!!  dovremo davvero prenderti come esempio.
La risposta ora l'abbiamo..Si, sei felice, traspare da ogni tuo gesto da ogni tua parola da ogni tuo sguardo . Ma la sera quando si spengono tutte le luci, ognuno torna a casa, e tu termini la tua missione senza orari pensiamo "chissà ,si sentirà solo ?" Restiamo in silenzio... non abbiamo la risposta.
 Ma è Dio che risponde per noi: 
"Quando voi non ci siete e resta solo,
 e proprio allora che arriva il Mio abbraccio
 e le vostre sincere preghiere piene di affetto. "


venerdì 28 giugno 2013

LA CROCE

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Matteo 16,24-25).

La croce non indica le inevitabili disgrazie, malattie, sofferenze, e lutti che il vivere comporta, non indica qualcosa che viene data (tantomeno da Dio) ma è un peso che , solo chi vuole, prende, solleva volontariamente, per accettare la perdita totale della propria reputazione e delle proprie aspirazioni di potere. E' il simbolo più alto dell'amore che si dona agli altri, è l'essere cristiani al di fuori della logica del mondo, è segno di amore e di vita.

La crocifissione

Era  una tortura inventata dai persiani per gli schiavi fuggitivi o per coloro che si erano macchiati di particolari  delitti, fu molto usata dai romani  al fine di terrorizzare gli schiavi, traditori e ribelli, ma la pena non era applicabile ai cittadini romani. Il diritto penale giudaico,invece prevedeva la lapidazione e lo strangolamento
Chi assistiva ad una crocifissione ne restava terrorizzato e, nel timore di fare quella fine, preferiva suicidarsi. Non era un modo di condannare a morte, ma un supplizio vero e proprio che durava diversi giorni finché la morte sopraggiungeva per asfissia. Il condannato era condotto verso il luogo destinato (a Gerusalemme era il Calvario), nudo, trasportando l’asse trasversale (patibulum), su cui sarebbero poi stati legati, tra due ali di folla che, a causa di quella morte infamante, doveva percuoterlo, deriderlo e coprirlo di insulti e sputi. Invece l’uso dei chiodi per trafiggere i polsi (non le mani) e i calcagni era molto raro. Il palo verticale (stipes) restava fissato sul luogo dell'esecuzione e i crocefissi restavano poco sollevati da terra, tanto da poter essere divorati vivi da cani, volpi, o dagli uccelli che tendevano a beccarli sugli occhi.
Alla fine, quando veniva eseguita la condanna, si formava una T oppure una croce, specie nel caso ci si dovesse appendere una tavola di legno con il motivo della condanna (titulus).  Rimanevano così anche per molti giorni, tra atroci sofferenze e divorati dalla sete. Far precedere la crocifissione dalla flagellazione era, in fondo, una forma di pietà perché il condannato, se sopravviveva alla flagellazione, moriva molto più rapidamente, com’è accaduto a Gesù. Un altro metodo per accelerare la morte era quello di spezzare le gambe dei condannati che, non potendosi più sostenere, soffocavano rapidamente.

“Chiunque fa dell'amore il senso della vita morirà crocifisso” (Ernesto Balducci)

Gesù sapeva che, se portava fino in fondo la volontà di aderire sempre al progetto d'amore di Dio, sarebbe finito ignominiosamente ucciso, ma accettò ugualmente questo rischio per mostrare a tutti la potenza dell’amore, gratuito e illimitato, di Dio, e la sua morte, liberamente scelta, diventa così l'atto redentivo gradito a Dio, perché mostra agli uomini, attraverso Gesù, un amore che non conosce limiti.
I Sommi Sacerdoti scelgono per lui la crocifissione (mentre avrebbe dovuto essere lapidato) perché la morte in croce era considerata una maledizione da parte di Dio “Se un uomo avrà commesso un delitto degno di morte e tu l’avrai messo a morte e appeso a un albero, il suo cadavere non dovrà rimanere tutta la notte sull’albero, ma lo seppellirai lo stesso giorno, perché l’appeso è una maledizione di Dio e tu non contaminerai il paese che il Signore, tuo Dio, ti dà in eredità” (Deuteronomio 21,22)., e per convincere il popolo che non poteva essere lui il Messia. Pilato dovette avvallarla per timore di essere denunciato all’imperatore: “Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare»” (Giovanni 8,12) e anzi, per sicurezza fa scrivere che era stato condannato per essersi proclamato “re di Giudei”. “Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei»” (Giovanni 19,19). E per il delitto di lesa maestà, il diritto romano prevedeva la morte.
Gesù non ha voluto sfuggire alla morte  perché se l'avesse evitata , avrebbe dovuto scendere ad un compromesso e la sua testimonianza sarebbe stata inefficiente. Non ha ceduto ed è morto torturato continuando a mostrare l'amore di Dio per tutti, anche per chi lo crocifiggeva. Quello che sembra un fallimento, un'ingiustizia,  può essere vissuto positivamente, continuando ad amare oltre ogni aspettativa ed ogni logica apparente 
Così è Dio, va contro ogni logica umana

Siamo sinceri.....

I primi cristiani usavano come simbolo il pesce ,l'ancora o il pastore, la croce faceva paura, era considerata ancora una maledizione  divina.  Solo dal IV secolo la croce comincia a sostituire vecchi simboli cristiani come segno di amore e di vita
Ma le cose cambiarono nel corso dei secoli e la croce fu imposta (Dio non impone mai,propone) come un segno del sacro sul profano,  dei governanti sui sudditi, dell’oppressore sull' oppresso, del forte sul debole, del ricco sul povero, del bianco sul nero, del padre sui figli, dell'uomo sulla donna.
La croce è comparsa sulle spade, sui vessilli in battaglia, sugli scudi dei crociati, in mano agli inquisitori, e infine come un gioiello o un portafortuna sul collo delle signore e nei covi dei mafiosi.
La croce, esportata con le armi, la violenza, l'ingiustizia, è quella dei padroni, degli schiavisti, degli sfruttatori, dei predatori, degli stupratori. .Questa visione distorta  ha portato l'odio per la croce perché divenuto simbolo dei violenti, razziatori, sfruttatori,  negatori, non certo nelle parole ma nei fatti, di Dio o almeno dell'amore di Dio.

Indipendentemente dalla nostra coerenza dell'essere cristiano,
indipendentemente dall'uso che  ne facciamo,
indipendentemente dalla nostra capacità o meno 
di mostrare il vero volto di Gesù 
la croce è, e resta  solo un simbolo  
del forte che usa la mitezza,
del re che si fa servo 
dell'uomo che si fa pane e 
dell'amore  di Dio per noi 

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Omelia di papa Francesco, giovedì 14 marzo. 


Camminare, edificare, confessare.

Camminare. "Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore". Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG pietosa, ma non la Chiesa, sposa del Signore.

Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la croce. 

Quando camminiamo senza la croce, quando edifichiamo senza la croce e quando confessiamo un Cristo senza croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

sabato 22 giugno 2013

MA VOI CHI DITE CHE IO SIA?

Pietro rispose: «Il Cristo di Dio», cioè l’atteso, l’inviato da Dio, il consacrato, il Messia atteso con passione da Israele.
Pietro non sbaglia, dice il vero...almeno in parte
perchè Gesù è sì il Messia, 
ma in una maniera completamente nuova. 
Non andrà ad occupare il potere,non andrà a togliere la vita, ma a offrire la sua.


"Chi dite che io sia?" 
ci dice  ancora oggi Gesù. Rispondete senza tentennamenti o risposte da catechismo. Cuore a cuore, non per "sentito dire",  nudi davanti alla vostra coscienza, senza i  tanti pregiudizi nei confronti della Chiesa e di Cristo. Chi è per voi Gesù?

Un amico, un maestro, un rifugio,un uomo fantastico uscito dalle favole, una ricerca, rabbia, nessuno  o il volto di Dio?

Chi è per me Gesù?
Prendo in prestito le parole di don Luigi Lasconi ,Gesù è un grande rompi .
Un " rompi "dei piani delle tenebre,facendo risorgere la luce
Gesù è quello che rompe ogni schema delle nostre convinzione, fa vacillare le nostre certezze è una novità che va oltre il confine delle nostre abitudini.
Lui bussa e ,se gli apriamo la porta, riesce a trasformare  quella"pace da cimitero" in vita.
E' un "rompi" contro le ipocrisie e le falsità che si trovano ovunque.
E' un "rompi" contro coloro che si abbassano davanti ai potenti e contro i potenti
E' un "rompi" contro coloro che si ritengono giusti senza difetti e giudicano tutto e tutti
E' un "rompi" contro chi riduce la fede in Dio a  tradizioni , apparenze e abitudini.
E' un "rompi" contro chi non ci mette il cuore  nelle sue azione e riduce il tutto al "s'è sempre fatto così "facendo finta di non ascoltare lo Spirito  che ci spinge ad andare oltre, ad osare per il bene dell'uomo e della creazione.
E' un "rompi" contro gli schemi del razzismo e del maschilismo portando ogni vita, donna compresa ,alla uguale dignità e rispetto.
Dove regna l'ipocrisia Lui porta la verità
dove c'è la divisione Lui porta l'unita
dove c'è rancore ci fa incamminare sulla via del perdono
dove c'è la "pace del compromesso e della paura" Lui porta il fuoco e la spada della giustizia e del rispetto  
dove regna il "tutto per me" Lui porta la capacità di "spezzare il pane e farsi pane per gli altri"
dove c'è superficialità Lui porta interiorità.
dove c'è schiavitù dalle cose, dalle abitudini, delle paure, Lui porta la libertà di "essere"
Dove c'è Gesù tutto cambia,tutto è diverso,tutto è difficile,ma tutto si trasforma in serenità.
Troppo rompiscatole,  troppo imprevedibile,
troppa novità, troppa verità, troppa libertà,
 troppo  magnifico Dio.

Da quando l'ho incontrato e l'ho seguito non potrò mai più essere  la stessa persona.

Ma chi sei, davvero, Gesù? 
Ancora me lo chiedo, perchè per quanto mi sforzi, non riesco mai davvero  a possederti in pienezza. Forse nessuno potrà afferrarti con verità assoluta, nessuno potrà dare di te una visione definitiva, neppure la comunità dei tuoi discepoli, che pure conserva fedelmente la tua Parola vivendo nella storia di ogni giorno, col Vangelo nel cuore,  in attesa del Tuo ritorno.


venerdì 21 giugno 2013

QUANDO PREGHIAMO DICIAMO.......

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI.....
poche e semplici parole ...
Eppure, quante volte lo dico tanto per dire
Ma adesso sono stufa
delle preghiere dette senza capirne il senso e la ricchezza 
e lo è anche Dio (lo so e basta)
Dio non chiede parole ,ma  chiede di metterci il  cuore nelle parole  
Solo dopo   aver compreso l'immensità del  Padre Nostro 
posso  dire realmente e ad alta voce
AMEN

PADRE NOSTRO
Dio è Padre nostro Di tutti. Nessuno escluso. Non ha figli e figliastri.
Un padre non può essere davvero buono se non ama tutti i suoi figli, soprattutto quelli più bisognosi del suo amore.Ogni volta che diciamo « no » a un fratello o a una sorella, diciamo « no » al Padre.
Non chiamiamo Dio: « Padre nostro » se escludiamo qualcuno o qualcuna, anche lontanissimo, anche cattivo, anche sbagliato, anche antipatico dal suo amore di padre, dal tuo amore di fratello e sorella.
Non chiamiamo Dio: « Padre nostro » se pensiamo che Lui possa avere figli e figliastri, principesse e cenerentole.
Non chiamiamo Dio: « Padre nostro » finché non decidiamo che non esistono maschi e femmine, poveri e ricchi, neri, bianchi e gialli, buoni e cattivi...,ma solo figli e figlie, fratelli e sorelle.
Il mondo non è così? E vero! 
Se chiamiamo Dio: «Padre nostro», diamoci da fare affinché il mondo diventi un po' di più come dovrebbe essere.

CHE SEI NEI CIELI

mercoledì 19 giugno 2013

LA BELLEZZA CHE NASCE DAL DOLORE

La nostra società rifugge il dolore, negandolo. La negazione consumistica investe il corpo che diventa apparenza, chirurgia plastica piuttosto che luogo dell’emozione, dell’incontro e della relazione. La sofferenza non è tollerata ma negata. Ma è solo attraversando il dolore che si ha l’opportunità di crescere e di scoprirsi, di capire cosa vogliamo, quali sono le cose importanti per noi, quali sono le nostre passioni, quali i nostri tesori interni.


SAPETE COME NASCE UNA PERLA? 
DAL DOLORE DELLA CONCHIGLIA


Sui fondali marini, un predatore cerca di entrare nella conchiglia per divorarne il contenuto. La  conchiglia, nel tentativo di difendersi, si richiude su se stessa e, il predatore "fregato"   lascia nel mollusco una parte di se creando un'azione di forte disturbo, quasi fosse dolore. 

domenica 16 giugno 2013

SONO PERDONATI I SUOI MOLTI PECCATI............

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».
Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 
E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 
Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Parola del Signore.

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