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domenica 26 gennaio 2014

ABBIAMO ALI PER VOLARE, EPPURE....


SENTO CHE DIO MI CHIAMA,
VORREI  SEGUIRLO
 EPPURE....
 SPESSO MI  RITROVO IMPIGLIATA
 NEI MIEI PICCOLI AGI, 
SEDUTA COMODAMENTE IN POLTRONA,
 FIN QUANDO
NON MI RENDO CONTO DI AVERE LE ALI
PER POTER VOLARE LIBERA
ACCANTO A LUI

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IL FALCO PIGRO
(Bruno Ferrero) 

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.
"E l'altro?" chiese il re.
"Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo".
Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.
Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno potè schiodare il falco dal suo ramo. Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte.
Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.
Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.
"Portatemi l'autore di questo miracolo", ordinò.
Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.
"Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?" gli chiese il re.
Intimidito e felice, il giovane spiegò:"Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare".

Talvolta, Dio permette a qualcuno di tagliare il ramo a cui siamo tenacemente attaccati, affinché ci rendiamo conto di avere le ali.

lunedì 28 ottobre 2013

LE COSE CHE CONTANO PER DAVVERO....



Un professore stava  davanti alla sua  classe  di filosofia e  aveva  davanti  a lui  alcuni  oggetti. Quando la  lezione cominciò,  senza dire una parola,  prese  un  grosso barattolo di  maionese vuoto e lo  iniziò a  riempire di  palline  da golf.  Quindi  egli chiese agli studenti  se il  barattolo fosse pieno. Essi hanno convenuto che lo era.

Allora il professore prese una scatola di sassolini, e li versò nel vaso. Lo scosse leggermente. I ciottoli rotolarono negli spazi vuoti tra le palle da golf. Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno. Essi dissero che lo era.

Il professore prese una scatola di sabbia e la versò dentro il vasetto. Naturalmente, la sabbia si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno. Gli studenti risposero con un unanime ‘si’. ‘

Il professore estrasse quindi due birre da sotto il tavolo e versò l’intero contenuto nel barattolo, effettivamente si riempirono gli spazi vuoti. Gli studenti iniziarono a ridere ..

‘Ora’, disse il professore non appena svanirono le risate ‘Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti – la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni preferite – e se tutto il resto andasse perduto e solo queste rimanessero,  la vostra vita  sarebbe ancora piena.
I sassolini sono le altre cose che contano, come il lavoro, la casa, la macchina..
La sabbia è tutto il resto – le piccole cose.

‘Se mettete la sabbia nel barattolo per prima,’ ha continuato, ‘non c’è spazio per i sassolini e per le palline da golf.


 Lo stesso vale per la vita. 
Fai attenzione alle cose 
che sono cruciali per la tua felicità.

Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia per le piccole cose, non avrete mai spazio per le cose che sono importanti per voi.

Trascorrere del tempo con i vostri bambini. Trascorrere del tempo con i tuoi genitori. Visita i nonni. Prendete il vostro coniuge a portatelo a cena fuori. Gioca un amico. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa e falciare il prato.

Prenditi cura delle palle da golf prima – le cose che veramente contano. Stabilisci le tue priorità. Il resto è solo.... sabbia e con la sabbia puoi farci solo i castelli

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: ‘Sono contento che hai chiesto.’ 
Le birre dimostrano che 
non importa quanto piena 
possa sembrare la vostra vita, 
c’è sempre spazio per un paio di birre
con un amico.

sabato 12 ottobre 2013

MALALA, UNA BAMBINA CHE STA CAMBIANDO IL MONDO

                           malala


Dalla pagina facebook di “Docenti senza frontiere”:

IO SONO MALALA

«SEDERMI A SCUOLA A LEGGERE LIBRI È UN MIO DIRITTO. VEDERE OGNI ESSERE UMANO SORRIDERE DI FELICITÀ È IL MIO DESIDERIO. IO SONO MALALA. IL MIO MONDO È CAMBIATO,MA IO NO.»

9 ottobre 2012. Il sole brilla forte sulla valle di Swat. Dal vecchio scuolabus senza tetto che la riporta a casa, Malala sorride e segue il volo degli aquiloni colorati nell’enorme cielo azzurro. Anche oggi ce l’ha fatta: ha attraversato il fiume e ha raggiunto la scuola. È riuscita a studiare, a leggere, a imparare.”
Così comincia il libro Io sono Malala. Dal giorno in cui sull’autobus della quindicenne pakistana Malala Yousafzai sale un uomo con una pistola. Cerca proprio lei, che è l’unica sullo scuolabus ad avere il volto scoperto. Tutti lo fissano attoniti ma lui grida il suo nome, e pian piano i visi cominciano a girarsi per indicargliela in silenzio. “Io sono Malala” sono le parole che fa in tempo a pronunciare prima che l’uomo alzi il braccio e quattro proiettili la colpiscano.
Ma quella mattina Malala non muore.

mercoledì 2 ottobre 2013

HO SCRITTO SULLA SABBIA

Signore quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me ? ...
E Gesù gli rispose: Non ti dico fino a sette ma fino a settanta volte sette. Mt.18,21-22
Questa storia racconta di due amici che camminavano nel deserto.
Ad un certo punto del viaggio cominciarono a discutere,ed un amico diede uno schiaffo all'altro;questi addolorato, ma senza dire nulla,scrisse sulla sabbia :

giovedì 22 agosto 2013

AGGRAPPARSI

    Al di fuori della misericordia di Dio non c'è nessun'altra fonte di speranza per gli esseri umani.
    (Papa Giovanni Paolo II)


Una buona cristiana si presentò alla porta del cielo. Era tutta intimorita e Pietro la ricevette cordialmente. Cercò di rassicurarla e seduto alla sua scrivania, le disse serio, :" Per entrare in Paradiso ci vogliono cento punti"

La brava donna comincio ad elencare: "Sono stata fedele a mio marito, ho educato cristianamente i miei figli, non ci sono riuscita tanto ma ho fatto quel che ho potuto, sono stata catechista per 22 anni, ho fatto volontariato per le missioni e ho dato una mano alla carità, ho cercato sempre di sopportare le persone che mi sono accanto soprattutto il parroco e i miei vicini di casa..." Quando si fermo per tirare il fiato San Pietro le disse:" Due punti e mezzo."
Per la donna fu un pugno nello stomaco, allora riprovo:" ... ah si! ho assistito i miei vecchi genitori, ho perdonato mia sorella che mi faceva la guerra per l'eredita, non ho mai saltato una messa la domenica, ho partecipato ai ritiri e alle conferenze quaresimali, ho recitato il rosario tutti i mesi di maggio e le preghiere tutti i giorni" 
San pietro le disse con pazienza: "siamo a tre punti." La donna si demoralizzò...come poteva arrivare a cento punti? Aveva detto tutto l'essenziale e non riusciva a trovare nulla altro. Con voce tremante e le lacrime agli occhi disse..."Se è così posso contare solo sulla misericordia di Dio!..."
San Pietro,balzando in piedi e con un grande sorriso sulle labbra, 
esclamò : "CENTO PUNTI!!!!"

giovedì 8 agosto 2013

UNA CAROTA, UN UOVO O UN GRANO DI CAFFE'?


Una figlia si lamentava con il padre per le difficoltà sperimentate nella vita. Era stanca di continuare a lottare e stava per arrendersi: infatti, si era accorta che, una volta risolto un problema, se ne presentava subito un altro.
Il padre, cuoco di professione, decise di portarla in cucina: lì riempì tre pentole di acqua e le mise sul fuoco a scaldarsi. Dopo poco tempo, l’acqua delle tre pentole iniziò a bollire. Nella prima pentola depose delle carote, nella seconda delle uova e nella terza dei chicchi di caffè. La figlia, impaziente, si domandava che cosa stesse facendo.
Dopo venti minuti il padre spense il fuoco e, prese le carote, le sistemò in una ciotola; quindi depose le uova in una scodella, il caffè filtrato in una tazza. Poi rivolgendosi alla figlia, le chiese: «Che cosa vedi?».
«Carote, uova e caffè», fu l’immediata risposta. Il padre la invitò ad avvicinarsi e le chiese di toccare le carote, facendole osservare che erano morbide. Poi le chiese di prendere un uovo e di romperlo facendole notare che, una volta tolto il guscio, l’uovo era duro. Infine le chiese di gustare il caffè e lei sorrise, mentre ne assaporava il ricco aroma.
La figlia gli domandò: «Che significa tutto questo?».
Il padre le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, l’acqua bollente, però ognuno aveva reagito in forma diversa.
La carota era stata introdotta nell’acqua forte e dura, ma il contatto con l’acqua bollente l’aveva resa debole e fragile.
Quando l’uovo era stato immerso nell’acqua era fragile e il suo guscio sottile serviva a proteggerne il liquido interno. Una volta esposto all’acqua bollente, il suo interno aveva acquisito una consistenza solida e dura.
Invece i grani di caffè, a contatto con l’acqua bollente, ne avevano cambiato il colore.
«Quale di questi rispecchia il tuo modo di reagire alle avversità?», doman­dò il padre alla figlia. «Sei una carota, un uovo o un grano di caffè? Sei forte come la carota prima di essere immersa nell’acqua, ma quando l’avversità o il dolore bussano alla porta, diventi debole? O sei come l’uovo che inizialmen­te presenta un cuore fluido e adattabile ma, dopo un distacco o una morte, diventa duro e rigido? O sei come un grano di caffè che riesce a cambiare il colore dell’acqua bollente, l’elemento che le produce dolore? E proprio quan­do l’acqua raggiunge il punto di ebollizione che il caffè opera la sua trasfor­mazione. 
"Se sei come il caffè, quando l’avversità ti mette alla prova, tu reagisci al meglio e fai in modo di trarre il maggior vantaggio possibile dalla situazione."

(Padre A.Pangrazzi – Aiutami a dire addio – Ed. Erickson)


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L’oro per essere purificato deve passare attraverso il fuoco, così come l’essere umano ha bisogno di prove per fortificare il proprio carattere.
Le avversità,che noi impunemente chiamiamo croci, fanno parte della vita.Non sono punizioni mandate da Dio per una nostra colpa presunta e immaginaria. Dio perdona le nostre colpe non le punisce .La vita ci riserva sempre sorprese spiacevoli per una colpa imputabile solo e unicamente all'uomo (inquinamento, egoismo, sete di potere...) Queste avversità operano in noi  delle trasformazioni negative o positive....sta a noi scegliere come viverle. 
Se le viviamo alla luce di Dio, affidandoci  a Lui che riesce a lenirle, (mettendoci ovviamente del nostro perché Dio non ha mani e non ha piedi) le avversità non possono che renderci migliori e più forti. Se invece ci facciamo sommergere dalle avversità, queste  riescono a trasformarci negativamente fino a portarci alla morte interiore.

venerdì 14 giugno 2013

ANCHE PER ME LA COSA NON E' FACILE.....


Tanto tempo fa, una principessa romana, chiese al maestro Jossi Ben Chalafta: “ Che cosa fa Dio tutto il giorno?”.
Il buon maestro rispose: “Mette insieme le coppie. Decide chi deve sposare chi. Questo uomo a quella donna, questa donna a quell’uomo e così via”.

“ Non è granché – ribatté la principessa.- Questo lo posso fare anch’io. Posso mettere insieme migliaia di coppie in un solo giorno”. Il  maestro rimase in silenzio.

Che fece allora la principessa? Andò nei suoi palazzi, prese mille schiavi e mille schiave e li sposò tra loro. Disse. “ Questo deve sposare quella, quella deve essere sposata a questo”.

Durante la notte quasi tutte le coppie litigarono e si picchiarono a sangue. Al mattino andarono dalla principessa.
Uno aveva la  testa rotta, l’altra un occhio pesto, un altro il naso ammaccato…

La principessa mandò a chiamare il maestro Jossi, gli raccontò tutta la storia e concluse: “Avevi ragione. Mi accorgo che solo Dio può mettere insieme uomini e donne”.

Allora si udì una voce dal Cielo: 
“ Anche per me la cosa non è facile”.

venerdì 7 giugno 2013

PAROLE,PAROLE,PAROLE........

Un giovane si presentò ad un sacerdote e gli disse 
"Cerco Dio".
Il reverendo gli propinò un sermone.
Concluso il sermone, il giovane se ne andò triste in cerca del vescovo.
"Cerco Dio".
Il monsignore gli lesse una sua lettera pastorale.
Terminata la lettura, il giovane, sempre più triste, si recò dal papa.
"Cerco Dio".
Sua santità cominciò a riassumergli la sua ultima enciclica, ma il giovane scoppiò in singhiozzi.
"Perché piangi?", gli chiese il Papa del tutto sconcertato.
"Cerco Dio e mi offrono parole".
Quella notte il sacerdote, il vescovo e il papa fecero un medesimo sogno.

Sognarono che morivano di sete e che qualcuno cercava di dar loro sollievo con un lungo discorso sull'acqua.

martedì 4 giugno 2013

SULLA SABBIA

I Maestri della legge e i farisei portarono davanti a Gesù una donna sorpresa in adulterio e strattonandola la misero in mezzo al gruppo. "Maestro, questa donna è stata sorpresa mentre tradiva suo marito. La legge di Mosè ci ordina di ucciderla a colpi di pietra. Tu che cosa ne dici?". Volevano dei pretesti per accusarlo. Ma Gesù guardava in terra, e scriveva col dito nella sabbia. Un tribunale ben strano! Il giudice scrive nella sabbia, e non rimarrà niente. Basterà il vento della sera e tutto sarà cancellato. Niente dossier o voluminosi codici. Gesù non sa che cosa siano
Bruno Ferrero  in “C’è Qualcuno lassù”


Da piccola mi raccontavano che Dio ha un grosso librone e per ognuno di noi annota su di una pagina tutte le opere buone e dall'altra i nostri peccati, sottolineando con un pennarello rosso e indelebile i peccati più gravi.Oggi "da grande" credo che Dio usi ancora un librone e con il pennarello indelebile ci segni solo le nostre opere buone. I nostri peccati li scrive  sulla sabbia e ,se la sabbia da sola,non ce la fara' a cancellare i nostri sbagli ci penseranno  il vento dell'Amore di Dio e le onde del nostro pentimento a rimuovere completamente i nostri peccati.
Avete già perso qualcosa nella sabbia? Provate a ritrovarla!
La sabbia ingoia tutto, la sabbia dimentica tutto, la sabbia cancella tutto... Non rimane niente nella sabbia e tutto sparisce L'unico libro dei conti di Gesù è la sabbia...

Gesù scrive sulla sabbia, e noi?
Io no!!!!! qualche volta  riesco a capire, a comprendere, magari a perdonare, ma a dimenticare proprio non ci riesco...mi appunto tutto e puntualmente il ricordo del male ricevuto ,anche se mitigato dal tempo,torna a ferirmi .

Il verbo ebraico slh, il termine più comune per indicare il perdono, suppone proprio un cancellare il ricordo del male ricevuto. La memoria, liberata dal ricordo del male  non è più in grado di partorire la vendetta. Perdonare  è sinonimo di libertà (chi non aspira alla libertà?) ci si libera dalla morsa dell'odio e per riflesso si libera da un incubo che stringe lo spirito dell'altro.Perdonare è come cauterizzare una ferita:perdona e, il Signore «guarisce tutte le tue infermità» (Sal, 103, 3). 
Osservava Andrej Siniavskij (1925-1997): «Basta perdonare perché l’anima sia allegra, come se un nodo che nessuno sforzo riusciva a disfare si fosse sciolto»,e il teologo e predicatore francese Jean-Baptiste-Henri Lacordaire diceva: «Volete essere felici per un attimo? Vendicatevi! Volete esserlo per sempre? Perdonate!»

Ma come faccio a  parlare di Dio ,mi chiedo,se prima non lo vivo per davvero e totalmente ?
Parlo di Dio perché io ho bisogno di Dio.Mi meraviglio e mi stupisco sempre di fronte alla Sua grandezza  e mi sento sempre più piccola e bisognosa di misericordia quando confronto il Suo Amore con la mia povertà.Riconoscere i miei limiti significa trattarmi fin troppo bene soprattutto  se mi arrendo a quello che sono-- io son fatta così che ci vuoi fare?non cambierò mai-- e invece cambierò, ma non potrò mai farcela da sola.Per questo mi "permetto" di parlare di Dio e con Dio , per aiutarmi nel  cammino che giunge al perdono totale senza il ricordo del male.  E' arduo e faticoso, lo so benissimo, ma è l'unico modo che ho di essere libera e di essere perdonata  «Se infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche voi, ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt, 6, 12. 14-15).

La nostra conversione , 
il nostro cambiare direzione,
è un cammino lungo e in salita, 
ma quando giungeremo alla vetta, 
tutto il nostro modo di osservare l'orizzonte
 sarà magnificamente diverso.


venerdì 3 maggio 2013

DIO TACE






"Se sei onnipotente, non permettere le ingiustizie,le sofferenze ......
E perchè hai permesso che Arianna, proprio il giorno che ha ricevuto Te per la prima volta, è volata in cielo? fa qualcosa.....RISPONDI"
 Ma Dio tace  .......

LA ZONA GRIGIA
(Alessandro D'Avenia su Avvenire, 12 gennaio 2011)

Un uomo per la strada vede una ragazzina che trema, ha solo un vestito leggero, niente da mangiare. Si arrabbia con Dio: “Perché lo permetti? Perché non fai qualcosa?”. Dio tace.

Fatti di cronaca come quello del bimbo morto a Bologna mi inducono alla stessa reazione. Sono i fatti che appartengono alla zona grigia dell’esistenza, che fanno dubitare della bontà della creazione e del creatore. Creatore forse, ma Padre?

mercoledì 24 aprile 2013

IL PICCOLO PRINCIPE




"a tutti i grandi che sono stati bambini ma non se lo ricordano piu'"...


                                                 


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